bootstrap themes

2019 Milano Q.re Rovereto

Quinta sperimentazione di una Zona 30 dal basso in Italia

via Rovereto e Parco Trotter

4 aprile - 31 dicembre 2019

TrentaMI

Dopo il successo della prima sperimentazione di Zona 30 dal basso milanese e la richiesta di replica in altri municipi della città, con Genitori Antismog e Fiab Milano Ciclobby abbiamo proposto al Comune di Milano, ed in particolare all’Assessorato alla Mobilità, la realizzazione di un nuovo intervento di urbanismo tattico.

Così nasce “TréntaMi in verde”, la seconda sperimentazione milanese progettata e realizzata insieme ai cittadini di NoLo Social District e gli attivisti del collettivo MoBì e Core-Lab con la collaborazione ed il supporto tecnico dell’Area Pianificazione e Programmazione Mobilità del comune di Milano, che ha appoggiato convintamente l’iniziativa con una specifica delibera di giunta. 

L’iniziativa è stata lanciata in una conferenza stampa il 4 aprile 2019 e prevedeva la chiusura il 7 luglio 2019, poi estesa fino al 31 dicembre.

Davide Fassi, animatore del Gruppo MoBì di NoLo Social District racconta come si sono uniti al progetto: “come MoBì abbiamo partecipato al bilancio partecipativo proponendo un percorso ciclabile all’interno del quartiere apprezzato dall’assessorato alla mobilità. Quando le associazioni ci hanno proposto TrentaMi in verde abbiamo aderito con entusiasmo, partecipando attivamente all’allestimento della Zona 30, degli arredi, del verde. Sono previsti 20 eventi nei primi quattro giorni di lancio e poi altri a seguire per i tre mesi della sperimentazione. Ci auguriamo quindi che grazie alla sperimentazione il progetto diventi permanente.”

Dove. Con il supporto dei tecnici dell’Assessorato alla Mobilità e Ambiente del Comune di Milano, abbiamo individuato l’area d'intervento nel municipio 2 nella cosiddetta NoLo (North of Loreto), e più precisamente lungo via Rovereto e nell'esedra del Parco Trotter, dove sono presenti l'importante Istituto Comprensivo "Casa Del Sole", che ha subito supportato l'iniziativa, e diverse attività commerciali. 

Dopo alcuni sopralluoghi, abbiamo deciso di riprogettare la via Rovereto (ed i relativi incroci con via Giacosa e v.le Monza) e l'esedra del Parco Trotter, perché caratterizzate da criticità purtroppo tipiche delle strade delle nostre città: carreggiate e raggi di curvatura troppo ampi che consentono velocità troppo elevate e sosta in doppia fila, auto in divieto di sosta sui marciapiedi, sulle strisce pedonali e pur se non consentita con tanto di cartelli di diveto di sosta nell'Esedra del Parco Trottet, accesso principale alla scuola elementare (perché diciamolo, in Italia abbiamo ormai accettato socialmente il non rispetto delle regole della strada!), attraversamenti pedonali pericolosi, incidentalità, rumore, …, con conseguente perdita della qualità urbana. 

Di seguito, alcune foto delle vie Rovereto e Giacosa e dell'Esedra del Parco Trotter prima dell’intervento. 

Gli incontri con il quartiere. La sperimentazione vera e propria è stata preceduta da un incontro pubblico tenutosi il 15 marzo nella chiesetta de Parco Trotter che, oltra ad un mio intervento incentrato sui vantaggi delle zone 30 dal punto di vista della sicurezza e della qualità della strada come spazio pubblico, ha visto fra gli altri l’intervento dell’Assessore alla mobilità e Ambiente, dell’Assessore all’Educazione e Istruzione, di Marco Ferrari in rappresentanza dell’associazione Genitori Antismog, di Guia Bìscaro in rappresentanza di Fiab Ciclobby Milano, di Davide Fassi e Sabrina Baroncini in rappresentanza dei cittadini e attivisti del progetto Mobì all’interno del NoLo Social District, di Sebastian Brocco in rappresentanza di Core-Lab e di un esperto agronomo sul ruolo e l’importanza del verde urbano come elemento connaturato alla città e non avulso da essa.

Il giorno dell’inaugurazione si è tenuta inoltre una conferenza stampa alla presenza di diverse testate giornalistiche, 50 bambini della Scuola elementare “Città del Sole” e circa 150 persone, con interventi delle persone presenti all’incontro pubblico del 15 marzo. 

Durante la sperimentazione si sono infine tenuti diversi incontri pubblici che hanno visto la presenza costante di circa 50-70 persone. 

Di seguito, alcune foto degli incontri pubblici e della conferenza stampa di inizio dei lavori. 

Di seguito, un estratto del mio intervento alla conferenza stampa di presentazione del progetto di sperimentazione di zona 30 dal basso del 4 aprile 2019.

Zona 30, gente contenta. Il claim non è mio, bensì di Lydia Bonanomi, autrice del libro “Les Temps de Rue” e madrina della moderazione del traffico che incontrai in Svizzera nel 1999 per la mia tesi. Per la Svizzera Italiana fece un piccolo manuale, dal titolo “Zona 30, gente contenta” appunto, in cui evidenziava che la maggior parte delle persone non sa che le zone 30 aumentano la qualità della vita e riducono sensibilmente il rischio di incidenti e che serve quindi una efficace campagna di informazione per creare una nuova cultura del traffico. Per farlo, proponeva già a suo tempo di preparare diverse occasioni di incontro e di divertimento con la popolazione del quartiere, come aperitivi al “tavolo degli incontri” sulla “velocità 30” ogni settimana, giochi di strada ogni primo sabato del mese, etc...

Da qui nasce l’idea delle mie sperimentazioni di zone 30 dal basso, convinto che il coinvolgimento delle persone attraverso una comunicazione diretta sia la chiave del successo: occorre spiegare, raccontare e condividere i benefici di un nuovo stile di vita che altrimenti difficilmente verrebbero compresi ed accettati.  

Le sperimentazioni realizzate attraverso un intervento temporaneo, a basso costo e progettato dal basso, hanno proprio lo scopo di far “toccare con mano” i vantaggi della velocità ridotta, permettere ai cittadini di rendersi conto della migliore vivibilità di una strada moderata, della maggiore sicurezza per tutti gli utenti della strada, della riduzione del rumore, dell’aumento della qualità e vivibilità dello spazio pubblico, di proporre eventuali modifiche o migliorie prima della realizzazione definitiva, creando il consenso necessario alla buona riuscita dell’intervento. 

La strada quindi come spazio aperto, sicuro e condiviso, da restituire alle persone. In un contesto cittadino più equilibrato l’anziano si sente più sicuro, il bambino può andare a scuola a piedi, il commerciante è contento perché la strada è vivibile se ci sono più negozi, verde e panchine. E se poi la strada è anche bella, vissuta, ben illuminata e frequentata, diminuiscono degrado e delinquenza 

Il cantiere. Il cantiere per la costruzione e l’allestimento della sperimentazione è stato aperto una decina di giorni prima dell'inaugurazione all’interno del Parco Trotter nelle immediate vicinanze dell’ingresso.

I volontari che nel tempo sono intervenuti nel cantiere provenivano in buona parte dalla NoLo Social District e sono stati coinvolti tramite appelli all’interno del gruppo FB. Alcuni volontari però provenivano direttamente “dalla strada” e hanno spontaneamente e autonomamente offerto la loro disponibilità e aiuto, stimolati nel vedere i cittadini della NoLo Social District nonché i loro “vicini di casa” impegnati nel costruire, dipingere, piantare, pulire.

L’aspetto molto interessante di questo cantiere è stato il fatto che molti dei materiali e degli strumenti che sono stati utilizzati sono stati donati o prestati da abitanti della zona, in maniera spontanea o su richiesta fatta tramite appelli all’interno della Nolo Social District. La donazione è anch’essa una forma di partecipazione al progetto, spesso l’unica possibile per chi non ha disponibilità di tempo. Inoltre molto del materiale utilizzato per l’organizzazione del cantiere e l’allestimento è stato di recupero.

La donazione di materiale ha permesso alcune implementazioni del progetto, altrimenti irrealizzabili per esaurimento di fondi a disposizione. Una di queste implementazioni è stata la realizzazione delle pitture a terra, ideate e coordinate dagli attivisti del Progetto Mobì, ma realizzate grazie alla donazione di pennelli da parte degli abitanti e dalla cessione di vernici stradali da parte del Comune. L’utilizzo del colore, il disegno a terra e la presenza dei giochi insieme alla collocazione dei tavoli ha permesso alla cittadinanza di vivere più a lungo lo spazio del marciapiede che non è più spazio di mero passaggio (o addirittura di parcheggio illegale).

Di seguito, alcune foto dei lavori svolti con i volontari ed i cittadini: autocostruzione del nuovo arredo urbano, disegno dei nuovi stalli di sosta, dei raggi di curvatura, degli strumenti di moderazione delle velocità, inserimento delle nuove piante, arredo degli spazi liberati dalle auto e restituiti alle persone.

Il progetto. Per la sperimentazione della Zona 30 sono state attuate tutte le fasi previste e consigliate dalla migliori esperienze europee: incontri di quartiere per la comunicazione e la sensibilizzazione al tema, proposte di progetto, sperimentazione delle soluzioni a basso costo, verifica degli effetti e del consenso, progressiva realizzazione degli interventi previsti, ed in particolare:

  • Eliminazione della sosta illegale (i cartelli di divieto di sosta erano già presenti seppur non rispettati) nell’area antistante l’ingresso alla scuola del Parco Trotter (l’esedra) e trasformazione della piazza in un luogo delle persone con fioriere autocostruite e poi “adottate” dalle classi della scuola, sedute per i genitori in attesa dell’uscita dei ragazzi, colori per ridare qualità ad un luogo che si era trasformato in un parcheggio con manovre dei veicoli che avvenivano in presenza dei bambini in ingresso e uscita dalla scuola (creando sostanzialmente una camera a gas proprio nel luogo più frequentato dai bambini);
  • Riduzione della larghezza della strada di via Rovereto per ridurre la velocità dei veicoli, impedire la sosta in doppia fila, frequente nello stato precedente, e per ricavare una fascia di verde lungo il lato più esposto al sole che vedrà nel progetto definitivo in corso di realizzazione da parte del comune l’inserimento di un vero e proprio filare di alberi, utile alla riduzione dell’inquinamento, del rumore e delle isole di calore;
  • Inserimento di nuovi arredi e disegno di giochi per bambini lungo il marciapiede a nord della via, quello più utilizzato nei percorsi di accesso alla scuola, per impedire la sosta vietata su marciapiede, frequente nello stato precedente, e restituire lo spazio all’uso per cui i marciapiedi sono stati creati;
  • Messa in sicurezza degli attraversamenti pedonali di via Rovereto in corrispondenza degli incroci con via Giacosa e v.le Monza attraverso l’ampliamento dei marciapiedi, per impedire la sosta vietata sulle strisce ed aumentare la visibilità tra pedoni e automobilisti, la conseguente riduzione della lunghezza degli attraversamenti (quello di via Giacosa è passato da ben 16 metri a 6 metri) e la diminuzione dei raggi di curvatura per ridurre le velocità di manovra delle auto all’incrocio. 

Come evidenziato, la nuova disposizione, oltre a ridurre la velocità dei veicoli a motore ed aumentare esponenzialmente la sicurezza degli attraversamenti pedonali, ha consentito di ricavare spazi per l’inserimento di nuovo arredo pedonale e piante di varie dimensioni, in modo da migliorare la qualità della strada come spazio pubblico, trasformandola da solo asse di scorrimento del traffico veicolare a spazio di relazione tra una pluralità di utenti (automobilisti, pedoni, ciclisti, residenti,..) e di funzioni, e di trasformare l'esedra del Parco Trotter da parcheggio illegale delle auto a vera e propria piazza, favorendo di conseguenza la vivibilità, la convivenza e la socializzazione.

L’esperienza dimostra infine che anche i commercianti della zona, solitamente restii ad accettare questo tipo di soluzioni, possono trarre vantaggio dalla nuova configurazione della strada: la sicurezza e la qualità, accompagnate da un forte marketing territoriale, possono divenire una soluzione fortemente attrattiva, sia nei confronti dei cittadini che dei turisti, e richiamare nuovi consumatori.  

Di seguito, alcune foto degli interventi realizzati, dei pannelli per comunicare gli obiettivi dell'intervento (l'importanza della comunicazione) e delle numerose persone che hanno ripreso possesso della strada per passeggiare in tranquillità o sedersi a fare quattro chiacchiere approfittando delle nuove sedute.  

Di seguito, alcune foto di confronto tra il prima e il dopo gli interventi di sperimentazione.  

TrentaMi prima
TrentaMi dopo

Le attività. Come insegnano le esperienze che sempre più spesso vengono sperimentate ormai in tutto il mondo, durante i giorni della sperimentazione sono inoltre state organizzate dagli attivisti del collettivo MoBì e dai cittadini della NoLo social District diverse attività (laboratori per bambini, colazione di quartiere, trasmissione live di Radio NoLo, visite guidate e poesia in strada, ...) che hanno permesso un maggior coinvolgimento dei residenti ed animato la via in tutte le ore della giornata. 

Di seguito, il volantino con l'elenco delle iniziative organizzate durante tutto il periodo della sperimentazione. 

Localinda

Di seguito, alcune foto degli eventi che si sono svolti durante i 9 mesi della sperimentazione.

I focus Group. Per monitorare l’impatto sociale della sperimentazione sull’intero quartiere, Armando Toscano di Core-Lab ha realizzato quattro focus group, con campionamento a scelta ragionata: sono stati raggiunti tutti gli abitanti della via mediante volantinaggio nelle caselle della posta, con possibilità di candidarsi per la partecipazione; i soggetti sono stati poi suddivisi in favorevoli e contrari.

L’obiettivo dei focus group era approfondire le ragioni che portano alla costruzione della propria posizione a favore o contro. La dinamica tra i partecipanti è stata registrata da un segretario. I documenti di ciascun focus group sono stati sottoposti ad analisi tematica e ad analisi dei saperi sociali: in altri termini, sono state fatte emergere le teorie implicite che governano il ragionamento su fatti sociali come la sperimentazione Tréntami in verde.

L’esperienza di TréntaMi in Verde sottolinea quindi l’importanza di realizzare strategie inclusive per portare a compimento interventi che investono la viabilità e come conseguenza la vita sociale dei cittadini. Occorre coinvolgere favorevoli e contrari per non dare l’impressione che si tratti di interventi di parte.  

Le sperimentazioni dal basso sono utili nel processo di creazione del consenso perché permettono di raccogliere in via preventiva opinioni sulle criticità costruendo molteplici occasioni di incontro non solo in senso assembleare, ma verticalizzando l’ascolto in modo da avere maggiore profondità negli argomenti sia favorevoli che contrari.

I risultati. Le foto potrebbero bastare per dire che è andata benissimo! Sul campo abbiamo potuto constatare come i nuovi arredi e le piante abbiano migliorato in maniera evidente la qualità e la vivibilità della strada e dell'esedra del Parco Trotter, come gli automobilisti si siano facilmente adeguati al tracciato rallentando visibilmente la velocità, come gli attraversamenti pedonali siano diventati più sicuri, come i bambini si siano riappropriati divertendosi dell'esedra del Parco Trotter e del marciapiede riqualificato, come gradatamente le persone abbiano ripreso possesso della strada come spazio pubblico per passeggiare in tranquillità o sedersi a fare quattro chiacchiere approfittando delle nuove sedute e i ciclisti abbiano percorso la via con maggior sicurezza dovuta alla ridotta velocità delle auto. Insomma, in poche ore la strada e l'esedra sono tornate ad essere quello per cui vennero realizzate: uno spazio di incontro e di relazione.  

Lavorare in strada permette di incontrarsi (e scontrarsi) con le persone, poter spiegare le ragioni e la visione che sta alla base dell’intervento. Durante la sperimentazione molti cittadini si sono dimostrati entusiasti, altri piuttosto contrari, altri ancora - sebbene perplessi in un primo momento - hanno poi cambiato opinione dopo aver visto i risultati. 

In questo processo di cambiamento, da un modello auto-centrico a uno condiviso in cui gli spazi urbani sono restituiti a una pluralità di utenti, gioca un ruolo chiave la comunicazione. Il dialogo con i cittadini e una buona informazione su questi temi aiuta la politica a scegliere. In Italia ancora oggi passa l’idea di un conflitto perenne tra utenti della strada: automobilisti contro ciclisti, ciclisti contro pedoni, pedoni contro automobilisti, ecc. Quando invece in Europa si mette al centro del dibattito il benessere e la qualità della vita urbana, che non è frutto di una lotta politica di parte ma un valore universale da cui tutti hanno da guadagnare (anche chi continua a usare la macchina). 

Il video dei bambini che giocano lungo il marciapiede di via Rovereto liberato dalle auto in divieto di sosta lungo il parcorso casa-scuola

Interventi di chi ha collaborato attivamente alla sperimentazione. Come ho sottolineato più volte, il successo delle sperimentazioni che per primo ho portato in Italia è dovuto principalmente alla partecipazione di diversi attori, a partire dal contributo fondamentale dei tecnici del comune, delle associazioni e dei collettivi di zona, degli esperti in diversi campi che hanno portato volontariamente il proprio contributo, fino ai cittadini e residenti del quartiere. Di seguito il commento di alcuni dei principali attori di questa seconda sperimentazione di zona 30 milanese (sono in attesa di ricevere gli altri, che integrerò appena possibile). 

Lucia Robatto di Genitori Antismog;  

“Ho partecipato alla sperimentazione TréntaMI in Verde con la mia associazione Genitori Antismog, contribuendo alla relativa organizzazione, fundraising e comunicazione. "TréntaMI in Verde" stata per me un’esperienza straordinaria: in tanti mesi di lavoro ho visto prendere forma una nuova idea di quartiere e ho avuto la riprova che le soluzioni esistono e che realizzarle è ormai solo una questione di volontà politica. La forza dell'idea di Zona 30 di Matteo Dondé non sta solo nell'intervento di moderazione della velocità delle auto ma nella visione complessiva del quartiere e dei suoi bisogni: la Zona 30 diviene quindi anche laboratorio sociale, dove le persone si riprendono degli spazi, si incontrano e interagiscono.  Questo "riprendersi il quartiere" ha come conseguenza anche il ripotenziamento dell'economia di prossimità: i negozi tornano ad avere le vetrine visibili e non più oscurate da auto parcheggiate ovunque e i clienti sono più invogliati a muoversi in un ambiente più bello e vivibile.” 

Sabrina Baroncini, Gruppo MoBì di NoLo Social District

"La mia esperienza come volontaria nonché promotrice del Progetto Mobì da cui è nata la sperimentazione di via Rovereto è stata per me entusiasmante. È stato prezioso poter lavorare con persone il cui operato ammiravo da tempo e alle quali mi ero ispirata per i contributi al progetto come Matteo e Genitori Antismog. Sono rimasta sorpresa dal livello di collaborazione e di coinvolgimento dimostrato dai funzionari e dai tecnici del Comune di Milano per la buona realizzazione dell'intervento e ho potuto scardinare anche tutti i miei ultimi pregiudizi sulla mobilità alternativa. Ancora oggi mi emoziono molto nel ricordare i vari momenti di ideazione delle pitture a terra, della gestione del cantiere e della manutenzione dell'intervento, perché le persone che si sono lasciate coinvolgere con passione e che hanno donato materiale sono state moltissime, diverse tra loro, ma unite dalla convinzione di stare contribuendo alla realizzazione di qualcosa di importante per il futuro del quartiere e della città. Non dimenticherò mai neanche uno solo di loro.  È proprio vero: "il mondo cambia con il tuo esempio, non con la tua opinione"

Sebastian Brocco di Core-Lab:

"TréntaMI in Verde è stata per noi di CORE-lab un'occasione per progettare e realizzare insieme agli abitanti della zona spazi verdi che sono stati vissuti, adottati e curati dai cittadini stessi. La durata del progetto ci ha permesso di trovare soluzioni sempre nuove per i vari periodi dell'anno in cui le piante sono state presenti lungo la via."

Ringraziamenti. Concludo ringraziando l'assessore Granelli per il sostegno all'iniziativa e la presenza costante, l'ingegner Stefano Riazzola e tutta la squadra dell’Area Pianificazione e Programmazione Mobilità del comune di Milano, AMAT (Agenzia mobilità, ambiente e territorio) per il contributo alle analisi e alla pianificazione della mobilità del contesto, gli attivisti del collettivo MoBì e Core-Lab per il fondamentale contributo al progetto e per le attività nel quartiere, gli sponsor Patagonia e Fondazione Punto.Sud che hanno reso possibile questo progetto, i negozianti che credono come noi che la moderazione del traffico e quartieri più vivibili portino più clienti e più affari, Raffaele Mirarchi e Angelo Ruta per il progetto grafico del logo "ZONA 30" e del contributo alla comunicazione di TréntaMI. 

Infine grazie a tutti i volontari di Genitori Antismog (in particolar modo a Marco Ferrari, Lucia Robatto e Dorotea Satey sempre attivissimi) e a quelli di FIAB Milano Ciclobby (in particolar modo a Guia Bìscaro) così come ai cittadini della NoLo social District che hanno lavorato con noi per realizzare questa sperimentazione. 

Il video della sperimentazione

Regia e montaggio: Daniele D'Aquila - Riprese: Paola Meloni

Rassegna stampa

Guarda le altre altre mie sperimentazioni di Zona 30 dal basso